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“SPACCARSI” D’ALCOL

Testo di Concettina Elia – foto di Maria Giulia Galli


Diversi sono i centri di osservazione e gli studi sulle abitudini dei giovani, sui loro atteggiamenti e soprattutto sui loro comportamenti a rischio. Osservando il modo che questi adottano per passare le serate fra amici e per divertirsi, emerge un dato allarmante che riguarda l’abuso di alcol. Di certo, non si può affermare che il consumo di alcol che genera un’alterazione delle facoltà mentali sia qualcosa che attiene al XXI secolo o a questa specifica generazione di giovani: i famosi “baccanali” erano festività greco-romane a sfondo propiziatorio, che si tenevano in occasione della semina e della raccolta, il cui contenuto era ad alto tasso alcolico (per non parlare di altri comportamenti, ancor oggi considerati immorali, come la promiscuità sessuale). Non è dunque un fenomeno figlio della nostra epoca, né tantomeno delle ultime generazioni, dato che i consumatori di alcol si ritrovano anche fra gli anziani. La differenza fra le generazioni, però, per quanto riguarda il consumo, è fondamentale: tra le fasce di età più alte (dai 45 anni in poi) il consumo, anche se quotidiano, non supera i 2 o 3 bicchieri di vino al giorno; non porta, cioè, ad uno stato di ebbrezza. Studi medici hanno affermato come anche il consumo quotidiano prolungato nel tempo (nella pseudo saggezza popolare non arrecherebbe alcun danno alla salute) non è di certo un comportamento salutare e aumenta la possibilità dell’insorgenza di diverse malattie; la situazione di aggrava se si incrociano due variabili: da una parte la giovane età dei soggetti consumatori (le indagini parlano di una fascia preadolescenziale fra gli 11 e i 15 anni), dall’altra l’aumento del numero di bicchieri d’alcol a serata e fuori pasto (si parla di più di 5 bicchieri per i ragazzi e di più di 3 per le ragazze). I dati forniti dall’osservatorio italiano parlano di 8 milioni di italiani a rischio di alcol e soprattutto di 8 milioni e 624 mila tra gli 11 e i 15 anni che in teoria (ma non nella realtà) non potrebbero nemmeno acquistarlo. Altri dati ci danno la misura del fenomeno: quasi 9 giovani su 10 in Italia bevono almeno una sera a settimana (soprattutto il sabato) in discoteca o in pub. I giovani, come precedentemente accennato, hanno comportamenti di consumo diversi rispetto agli adulti: passano dalla non assunzione di alcol in alcuni giorni, all’abuso smodato in altri, tanto che si è cercato di dare un nome a questo comportamento convulsivo etichettandolo come binge drinking. Per parlare di disturbo da binge drinking occorre che l’individuo interessato assuma all’interno di una stessa serata più di 6 bicchieri di alcol fuori dai pasti. In Italia questo comportamento è adottato dal 64,8% dei ragazzi, e il 34% delle ragazze (dato generico). Per quanto riguarda la specifica categoria dei minorenni si parla di un 42% di maschi e un 21% di femmine adolescenti che assumono alcol fino ad ubriacarsi. Ci si interroga su quali siano i fattori di influenza: alcuni studi hanno evidenziato come la presenza di almeno un genitore che consuma alcol all’interno della famiglia aumenti la possibilità di comportamenti da binge drinking nei giovani; allo stesso modo si addita la causa ai media e al loro modo di pubblicizzare l’alcol omettendone i danni. La particolare fase della vita che attraversa un adolescente è un forte fattore di influenza per l’assunzione di alcol dato che, affacciandosi essi alla vita sociale più allargata, necessitano di sentirsi forti di fronte ai pari, disinvolti e coraggiosi. Così, un superalcolico che allenta i freni inibitori fa dimenticare la timidezza, l’impaccio tipico dell’età delle scoperte da “adulti”; sembra quasi una manna dal cielo. In più, la legalità dell’acquisto (anche se dai 16 anni in poi secondo legge) induce a pensare che ciò che si sta assumendo non può essere così negativo; non si sta commettendo, quindi, nulla che lo Stato vieti. Recenti studi medici affermano che l’alcol non provochi solo disturbi cardiovascolari e cerebrali ma sia anche un potente fattore per l’insorgenza del cancro alla mammella, all’esofago e all’apparato orale in generale dato l’alto contenuto di etilene. Ci si domanda come saranno fra 20 anni i giovani che hanno assunto comportamenti del genere in età preadolescenziale e quali danni ci siano sul lungo periodo. Campagne di sensibilizzazione, giornate scolastiche dedicate ai rischi e ai danni connessi all’alcol sembrano non attecchire molto tra i giovani; prevale invece la necessità di sentirsi parte del gruppo e di “spaccarsi” in serate spesso passate a trascinare i propri amici (o a farsi trascinare) da una toilette all’altra dei locali.


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