All that jazz
di Lucio Briziarelli – foto di M. G. Galli
Mentre state leggendo queste righe, le strade di Perugia saranno ormai invase da migliaia di giovani e meno giovani che ondeggiano per le strade del centro storico cullati dal morbido sound di Umbria Jazz … e allora, per quelli come me, che fino ad oggi hanno creduto che Coltrane fosse una ditta di trasporti e il bebop un ballo da spiaggia, non rimane che ricorrere al buon vecchio cinema per colmare le proprie lacune musicali e immergersi al meglio in queste calde notti d’estate. Tra cinema e jazz è stato amore a prima vista, se si pensa che il primo film sonoro (1927) ha per titolo Il cantante di Jazz e per tema le disavventure del giovane Yussel Rabinovitch, figlio del cantore della sinagoga di New York, che ai servizi liturgici preferisce la musica “del diavolo” suonata dai neri di Harlem. Poi ci sono stati il noir, il poliziesco metropolitano con i suoi pianisti da nightclub, i sassofonisti da strada e le cantanti di belle speranze. Film in cui dalla fotografia alle immagini, dal cinismo dei protagonisti alla disillusione verso la vita, tutto parlava di jazz, anche quando la musica sembrava non centrarvi niente. E poi sono arrivati tre capolavori, che in un colpo solo sono riusciti a rappresentare un’epoca (l’era leggendaria a cavallo tra i ’40 e i ’50) e uno stile musicale, come forse neanche la musica è riuscita a fare parlando di se stesso. E allora non resta altro da fare che infilarsi nella prima videoteca e chiedere alla cassa New York New York, ‘Round Midnight e Bird. Si inizia con un ritratto malinconico ma affezionato della New York post bellica (New York, New York, Martin Scorsese, 1977) per passare a un Parigi notturna ed esistenziale (‘Round Midnight, Bertrand Tavernier, 1986) e finire con il ritratto di uno dei più grandi jazzisti di sempre, Charlie Parker, padre fondatore del bebop (Bird, Clint Eastwood, 1988). Per chi di tempo da passare davanti a un televisore non è ha e vuol subito gettarsi nella mischia, basta che faccia un salto sulla rete, perché c’è una scena che proprio non può perdersi: i titoli di testa di Manhattan, oppure Woody Allen che corre incontro a Mariel Hemingway sulle note di Rapsodia in Blu di Gershwin (sempre Manhattan, sempre Gershwin, ma un po’ meno di jazz … ). E allora mano ai telecomandi, mentre il sole tramonta e le prime note salgono dalle strade ed entrano dalla finestre.
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