![]() |
![]() |
|||
L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
||||
È sempre una questione di tecnica… politica
Testo di Federica Mastroforti – foto di Maria Giulia Galli L’arte e la tecnica. L’architetto e l’ingegnere. L’artista e il grafico. Il politico e l’economista. Avere le idee ma non ‘saper fare’ è un dilemma umano, profondo e radicato, un dissidio interiore o esteriore attraverso il quale ognuno di noi è passato almeno una volta. Il ruolo della tecnica, in quanto scienza del fare, riveste un ruolo sempre più importante: nel caso del nostro paese proprio quello del Presidente del Consiglio. Proprio così: Mario Monti e la sua nuova squadra di tecnocrati e studiosi, personalità quanto mai riconosciute come di alta conoscenza e bravura, salverà l’Italia dalla crisi, farà diminuire il maledetto spread che tanto angoscia tutti i cittadini italiani (?), creerà una magica concordia partitica al fine di attuare tutte quelle epocali riforme dormienti sui banchi dei deputati, le quali finalmente, potranno essere risvegliate e discusse. L’opinione pubblica italiana ci crede, la maggioranza degli elettori, anche ex-elettori di Berlusconi, hanno accettato il nuovo governo tecnico, riconoscendo che il Berlusconismo è roba per pochi eletti, per pochi irriducibili. Il governo che si trascinava con l’appellativo di ‘governo del fare’ è stato una dichiarazione palese del contrasto che anima, oggigiorno, la vita e l’azione politica: si vogliono fare governi di coalizioni quanto mai improbabili, costruire megalomanie regionali come nel caso dei ministeri nordisti, mettere insieme un esercito di donne con un passato non troppo professionale alle spalle, fare la repubblica parlamentare delle banane con uno sfondo televisivo mediatico e tanta, troppa propaganda. Con questo cabaret politico, dove i ruoli di comico e di presentatore si fondono nella persona di Silvio Berlusconi, si arriva ad un punto dove non c’è che una scelta necessaria a risollevare le sorti di un paese: la via della tecnica. Una via estrema, se si vuole, che affida a veri e propri tecnici e studiosi la sopravvivenza di un paese. Una strada che si decide di intraprendere quando, fiducia o meno, ci si accorge delle triste realtà: la politica fatta di marketing e di barzellette, condita di risolini e brutte figure internazionali, condotta senza un minimo di serietà e di rispetto per le istituzioni, ha vita brevissima, ma lascia il segno: l’Italia dovrà rialzarsi, e tutti dovremmo sacrificarci. Un sacrificio, questo chiesto dal nuovo governo Monti, che sarà diverso da quello richiesto da chi “non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani ”: i costi che tutti gli italiani si troveranno a pagare, questa volta saranno necessari a rimettere in moto il paese e a finanziare progetti che sono necessari alla previdenza sociale e quindi al benessere di ognuno di noi (il primo punto dell’agenda di Monti è infatti il sistema pensionistico). Certo, ancora il governo Monti non ha la credibilità necessaria per potersi erigere a salvatore dell’Italia, e sicuramente non gli è stata data alcuna bacchetta magica al momento del giuramento; ma la tecnica ha vinto sulla politica del bunga bunga e delle soubrette, ha vinto in Parlamento (parlamentari comprati e barattati esclusi), non ha vinto purtroppo in una delle maggiori università italiane come la Sapienza: gli studenti non accettano un governo di banchieri (in particolare di Corrado Passera, ex AD di Banca Intesa, alle Infrastrutture e allo Sviluppo economico), di bocconiani e luissini. Ebbene, ancora una volta, sotto la patina di un governo tecnico concepito favorevolmente dall’opinione pubblica stremata dal berlusconismo, serpeggia la questione privato/pubblico ricco/povero; un difetto tutto italiano, quello di non riconoscere mai oggettivamente se qualcuno ha le carte in regola (bocconiano oppure no) per governare e per farlo bene. Si chiede un uomo ‘del popolo’, un uomo ‘normale’, per poi lapidarlo sotto i colpi di una laurea mancata, di un concorso passato alla buona, sempre alla ricerca di una contraddizione da mettere in luce perché mai nulla ci va bene così com’è. |
||||
| ||||
* OltreRiga | Editore ERMES | info@oltreriga.it| Webdesign: Studio Avalon | Reg Trib. di Perugia del 26.03.2010 n.20/2010 | © Tutti i diritti Riservati | un’idea di Massimiliano Crusi & Gabriele Principato |
||||


