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Crisi finanziaria perché

Testo di Marica Caposaldo – Foto di M. G. Galli


Tutti ne siamo toccati, pochi hanno capito veramente cosa sia. Un vortice che sembrava lontano, la la crisi delle banche americane, ma presto ci si è resi conto che la crisi è arrivata per tutti. La globalizzazione ne ha facilitata la propagazione. Torniamo al 2000 e cerchiamo di capire con ordine che cosa è successo: lʼeconomia mondiale si caratterizza per forti squilibri e fragilità, ovvero esistono differenze notevoli tra i Paesi occidentali e quelli emergenti: gli Stati Uniti per esempio consumano più di quanto producono, mentre i Paesi emergenti risparmiano, investendo lʼeccesso di risorse allʼestero, con lo scopo di mantenere basso il livello delle valute nazionali per favorire le esportazioni. Ciò produce un eccesso di liquidità e di domanda di investimenti finanziari nei contesti occidentali. Negli Stati Uniti, dopo lʼattentato del 2001, Alan Greenspan, Presidente della FED, decide di stimolare i consumi e la ripresa economica abbassando il costo del denaro: si apre la fase del denaro facile. Gli effetti nel breve termine sono quelli sperati: il denaro però si sposta verso le attività più remunerative, cioè più rischiose, poiché lʼabbassamento del costo del denaro fa sì che unʼeventuale perdita costi meno di fatto. La crescita che si ottiene deriva dal debito, non dal risparmio. Scoppia la bolla immobiliare: ci si rende improvvisamente conto che i valori delle case non sono più sufficienti a garantire i valori dei mutui erogati alle famiglie, in seguito al crollo dei prezzi delle case. A monte la storia dei mutui subprime, cioè mutui concessi a clienti non prime, ovvero che presentano un alto rischio di insolvenza: tale rischio è ripagato dai maggiori rendimenti per lʼerogazione di mutui. Inoltre la facilità di cartolarizzazione, cioè di rendere tali mutui liquidi e trasferire quindi il rischio a soggetti terzi, incentivo a concedere mutui di dubbia qualità. La situazione che si delinea è quindi questa: eccesso di liquidità, basso costo del denaro, forti incentivi per le banche a ricercare profitti a breve termine. Nel 2007, con lʼaumento dei tassi dei mutui, il rallentamento dellʼeconomia e della crescita dei prezzi immobiliari il 14% dei mutui erogati non vengono ripagati: unʼondata di perdite si abbatte sulle istituzioni finanziarie. Lo scoppio della crisi causa effetti disastrosi sul mercato interbancario, cioè sugli scambi quotidiani tra banche: una perdita totale di fiducia in qualsiasi investimento. Il crack di Lehman Brothers: il panico si sostituisce alla prudenza di non effettuare investimenti. Crolla anche la Borsa, che produce effetti negativi sui consumi delle famiglie.Il sistema finanziario è ormai interamente contagiato, con effetti disastrosi sul costo del credito e la diminuzione delle possibilità di accedervi. Aumenta ovviamente la disoccupazione, a seguito della crisi delle imprese, che indebolisce ancora i consumi e accentua la recessione. La riflessione da fare è che ovviamente la crisi si è insinuato in un mercato finanziario non completamente regolamentato, e nei vuoti di regolamentazione il libero arbitrio dellʼuomo egoista ha prevalso. Eʼ necessario colmare tale lacune, prevedere misure di intervento che facilitino la ripresa dellʼeconomia, che aiutino la gente normale ariacquistare fiducia nelle istituzioni. Molti hanno perso i loro risparmi, anche se non direttamente in Italia, dove il sistema bancario per la verità era poco coinvolto nei meccanismi mondiali e piuttosto protetto. Eʼ opportuno ripensare lʼuomo, lʼidea di benessere di lungo periodo piuttosto che di profitto nel breve periodo, ripensare il lavoro e i suoi valori.


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