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Cultura dell’alimentazione

di Francesco Diotallevi


La crono dieta
Continua la nostra kermesse di diete famose. Oggi si parla della crono dieta. Questo tipo di dieta è stato ideato da due ricercatori Italiani, Mauro Todisco e Paolo Marconi, agli inizi degli anni ’90. La dieta fonda la propria base sulla cronobiologia, la scienza che studia il bioritmo, ovvero le fluttuazioni periodiche di funzioni e parametri biologici degli organismi viventi. Il principio base di questa metodologia di dieta consiste nell’evitare alcun tipo di riserva alimentare per evitare la fame, ma bensì “ritmare” i singoli pasti e spuntini per far fronte alla sensazione di fame ogni volta che questa si manifesti. Viene sfatata la leggenda secondo la quale saltare i pasti o digiunare faccia dimagrire (in qualche caso è vero ma con effetti collaterali anche gravi per il nostro organismo i quali si manifestano soprattutto in tarda età). Il protagonista principale di questa dieta è l’organismo il quale gestisce le proprie risorse in modo ottimizzante prevedendo le sue riserve. Il controllo ormonale è il principio su cui si basa la crono dieta. Negli ultimi anni un’abbondante letteratura scientifica ha dimostrato la valenza del controllo ormonale sui regimi alimentari. Esistono ormoni che favoriscono l’accumulo di grasso corporeo e la perdita di massa muscolare ed altri che favoriscono lo smaltimento del grasso corporeo e l’acquisto di massa muscolare. La produzione di questi ormoni nella giornata può variare da un individuo all'altro. Tralasciando la descrizione dei principali ormoni coinvolti si focalizza l’attenzione sul procedimento della crono dieta. Si consiglia di assumere i carboidrati di mattina e di primo pomeriggio. In questo periodo di tempo l'azione liposintetizzante dell'insulina viene contrastata dagli ormoni corticosteroidi (cortisolo). Inoltre gran parte dell'energia assorbita viene smaltita dalle attività svolte durante il giorno. Durante i pasti serali viene consigliato di diminuire il consumo di carboidrati e di aumentare invece quello degli alimenti proteici. In questo periodo di tempo, infatti, l'equilibrio ormonale favorisce il consumo di grassi e durante la notte favorisce l'aumento della massa muscolare. Questa dieta sta avendo molto successo soprattutto per la facilità con cui può essere applicata. Ad ogni modo si possono trovare maggiori informazioni sulla stessa comprando il libro scritto dagli stessi ideatori della crono dieta (“Dimagrire con la crono dieta”, Todisco Mauro - Marconi Paolo, Rizzoli).

La dieta Montignac

Il modello, ideato appunto da Michel Montignac, si basa sull'indice glicemico degli alimenti, e sul meccanismo dell'insulina. Il principio di base non è certamente innovativo visto che già da molti anni sono conosciute diete, come la zona, che si basato proprio su questo principio teorico. Ma il successo di questa dieta è dovuto più che alla metodologia in sé al fatto che Montignac stesso per promuoverla si è servito di testimonial di eccezione tra i vip francesi (quali siano questi è un’informazione facilmente reperibile via web). In una prima fase del modello Montignac si devono mangiare cibi al di sotto dell'indice glicemico di 35 (si può mangiare a sazietà), poi, raggiunto il peso ideale, si passa a un programma di mantenimento, dove si possono introdurre cibi che vanno fino al livello di 50, ma bisogna continuare per tutta la vita, perché questo metodo è un approccio mentale all'idea stessa dell'alimentazione. Le critiche mosse a questa dieta riguardano il fatto che, dando una semplice occhiata alla tabella degli indici glicemici, si capisce come sia ridicola una alimentazione basata su tale parametro: l'indice glicemico, infatti, varia anche di molto a seconda della varietà dell'alimento, del suo grado di maturazione, della sua preparazione (il pane di frumento tenero può avere indice glicemico da 30 a 110). Inoltre il metodo Montignac elimina almeno il 70% degli alimenti glucidici. Tutti gli alimenti proteici, omessi nella tabella, sono concessi. È molto probabile che nella prima fase il metodo diventi di fatto una dieta iperproteica, che come tutti sanno fa dimagrire. E la seconda fase, che dura tutta la vita? La quantità di alimenti da eliminare è semplicemente assurda (praticamente il 50% degli alimenti glucidici): una tipica dimostrazione che chi cerca scorciatoie è destinato a peggiorare la qualità della sua vita, oppure a fallire. Sta di fatto che molte persone tra cui vip sono diventate assidue sostenitrici di questo metodo……allora forse può funzionare…….

Dieta del gruppo sanguigno


La dieta del gruppo sanguigno è stata ideata e promossa dal medico-naturopata italo-americano, dr. Peter D’Adamo. Secondo i principi cardine di questa tipologia di dieta il gruppo sanguigno del soggetto è un fattore importantissimo di cui occorre tener conto quando si vuole impostare una dieta sana ed efficace. Si parte dal presupposto teorico che tutti i gruppi sanguigni del genere umano si sono sviluppati ed evoluti in concomitanza con l’evoluzione della specie stessa e quindi essi stessi riflettono in un qualche modo le specifiche attitudini alimentari, comportamentali nonché sportive. Una premessa è d’obbligo: un presupposto fondamentale che rappresenta il pilastro della dieta del gruppo sanguigno è che, secondo D'Adamo, in alcuni alimenti sono contenute particolari proteine, chiamate lectine (da non confondere però con la lecitina), in grado di influenzare in modo diverso i vari gruppi sanguigni. Ogni persona, in relazione al suo gruppo sanguigno, si dimostra intollerante nei confronti di alcune lectine. Queste proteine, una volta introdotte nell'organismo attraverso gli alimenti, sarebbero infatti in grado di attaccare i globuli rossi, agglutinandoli. Assumere con la dieta queste lectine nemiche sarebbe come subire una piccola trasfusione da un donatore con gruppo sanguigno differente. Tale danno spiegherebbe l'epidemia di intolleranze alimentari e disturbi legati a determinate scelte dietetiche. La teoria in questione delinea dei profili in base ad ogni gruppo sanguigno: - Il gruppo 0 rappresenta il pioniere di tutti i gruppi sanguigni e si identifica con il profilo di un “cacciatore”, caratterizzato da un fisico esplosivo ed atletico e quindi predisposto per l’assunzione di cibi di origine animale. I soggetti appartenenti a questo gruppo trarrebbero quindi migliori benefici dall’assunzione di tutti i cibi ricchi di proteine, mentre invece verrebbero “mortificati” dall’assunzione di latticini, leguminose e cereali;

- Il gruppo A rappresenta “l’agricoltore”, che cronologicamente è comparso molto dopo il primo gruppo. In base alla teoria della dieta coloro che appartengono a questo gruppo prediligono alimenti di origine vegetale e cereali, limitando invece l’assunzione di carne; - Il gruppo B rappresenta invece “il nomade”, che in genere preferisce alimenti quali latticini, mentre invece dovrebbe evitare alimenti ricchi di zuccheri semplici (frutta);

- Il gruppo AB invece viene identificato come “enigmatico” ed è quello che, secondo la teoria della dieta, si è manifestato molto tempo dopo gli altri gruppi sanguigni. Dal punto di vista dietetico, questo gruppo si pone nel mezzo tra i gruppi A e B, quindi può assumere in linea generale tutti gli alimenti con una certa moderazione per quanto riguarda i latticini. Bisogna dire che c’è molta critica nei confronti dei presupposti scientifici di questa particolare dieta, soprattutto per il fatto che le lectine sono presenti in quasi tutti gli alimenti ed è difficile pensare che le stesse attacchino selettivamente i singoli gruppi sanguigni. Ad ogni modo per saperne di più, lo stesso ideatore della dieta ha pubblicato un libro e comunque tutti le informazioni in questione possono essere reperite nel sito www.dadamo.com.


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