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“Le donne, come i sogni, non sono mai come tu le vorresti”
L. Pirandello, Ciascuno a modo suo, 1924.


di Elisa Cirilli


Recentemente la pubblicazione de “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo (ed. Feltrinelli, 2010), sembra aver riacceso il dibattito sul ruolo della donna nella nostra società. Sono seguite altre pubblicazioni altrettanto significative e incisive ma il discorso sembra non coinvolgere la maggioranza delle donne, che pure si devono confrontare quotidianamente con mille difficoltà legate al loro status. “Sono arrivata a scrivere questo libro non per ragioni politiche o culturali, ma perché ho subito sulla mia pelle l’umiliazione di come è trattato il corpo della donna”, afferma la Zanardo. Retorica, ipocrisia, pregiudizi, finte agevolazioni, se è vero che “la condizione della donna è la misura del livello di civiltà di un paese”, l’Italia ha ancora moltissima strada da fare in questo senso.In effetti, i dati che ci arrivano dall’Istat confermano un’ormai cronica arretratezza economica e sociale con un tasso medio di crescita annuo dell’appena 0,2% e un carico sociale prettamente squilibrato sulle donne. Considerata l’importanza e l’attualità del tema trattato, abbiamo chiesto un parere in proposito a due uomini, giovani rappresentati politici del territorio, di schieramento opposto. Francesco Gioia, responsabile nazionale convegni- giovani, Italia dei Valori (classe 1980), e Alessandro Moio, assessore al bilancio comune di Passignano, dirigente nazionale Giovane Italia, PDL (classe 1977).

Nell’ambito del tuo contesto politico, uomini e donne hanno pari opportunità?

F. Il partito in cui milito fa il possibile per garantire pari opportunità. A tal fine ha istituito il Dipartimento Donne ed il Dipartimento Giovani volti alla produzione e alla diffusione di politiche giovanili oltre che alla difesa della parità fra generi. Detto questo, nei consessi politici spetta alla sensibilità ed al buon senso delle singole persone riconoscere la parità al proprio interlocutore, a prescindere dal sesso o dall’età.

A.
L'Umbria, almeno da questo punto di vista, è un'isola felice: è governata da una donna che è succeduta ad un'altra donna e ci sono molti validi sindaci ed amministratori donna a destra come a sinistra. Detto questo, credo che esista ancora qualche ostacolo e qualche pregiudizio di troppo che allontana le donne dalla politica. Personalmente sono contrario alle quote rosa, le riserve indiane non mi sono mai piaciute.

Di quale cultura sono portatrici le donne, oltre a quella accademica?

F.
La donna mediamente ha una sensibilità diversa, è più pragmatica ma soprattutto, nella maggior parte dei casi, vive la duplice condizione di madre e lavoratrice. Proprio questa sovrapposizione di ruoli fa scontrare la donna con problematiche che noi uomini spesso trascuriamo. La donna, deve avere l’opportunità di poter crescere i propri figli ed al contempo di trovare una gratificazione professionale. Per fare questo servono politiche volte sia a difendere la donna nel posto di lavoro, sia a incentivare le aziende a disporre incarichi di responsabilità alle donne e, soprattutto, è inutile garantire quote rosa quando poi non ci sono gli asili per i figli o assistenza per gli anziani, che gravano sempre sulle donne.

A.
La cultura per me è sempre un fattore individuale, non credo ne esista una legata alle donne ed una legata agli uomini. Ognuno ha la sua legata a gusti ed esperienze personali. C'è chi ne ha tanta, chi poca, chi per niente. Ma questo vale per gli uomini come per le donne.

Cosa distingue l’apporto femminile nelle amministrazioni e nella società in generale?

F.
L’apporto che un individuo dà alla società non è una questione di genere ma di merito. A prescindere dal sesso o dall’età, io penso che l’unico criterio per premiare l’individuo debba essere il riconoscimento delle sue capacità. Credo fermamente nella meritocrazia ed è per questo che non sono del tutto d’accordo con le “quote rosa”. Chi occupa posizioni rilevanti nella società, deve arrivarci per merito e non per appartenenza ad un genere.

A. Per quella che è la mia esperienza, le donne sono maggiormente convinte della propria missione e sono meno inclini ai compromessi, soprattutto se sono al ribasso. Inoltre molto spesso le donne hanno una maggiore sensibilità per alcuni temi difficili: non credo sia un caso che in molte amministrazioni la delega agli affari sociali sia demandata ad una donna. Se invece vogliamo trovare un difetto, ci metto la difficoltà di lavorare in team con altre donne. D'altra parte il modo di dire "prima donna" qualcosa vorrà pur significare.

Com’è cambiato il ruolo della donna rispetto al passato? C’è stato un progresso o un regresso rispetto agli anni ’60-’70? Le conquiste fatte dal movimento femminista, sono state mantenute?

F.
L’Italia negli anni ’60 – ’70 era agli occhi del mondo, un paese che lottava per trovare una propria emancipazione: in dieci anni di lotte femministe, le donne italiane hanno ottenuto il diritto di famiglia, la legge sul divorzio, quella sull’aborto ed un nuovo peso sociale. Negli ultimi 20 anni abbiamo bruciato decenni di lotte di piazza, non solo per quanto riguarda la condizione femminile (basti pensare che le donne italiane hanno mediamente un titolo di studio più elevato e guadagnano mediamente di meno e siamo dopo il Venezuela per quanto riguarda l’occupazione femminile), ma anche nel lavoro, nella famiglia, nel sociale, nella giustizia, nella cultura. Il divario sociale è aumentato a dismisura, i diritti dei lavoratori sono messi sotto scacco, l’immagine della donna viene continuamente strumentalizzata, l’informazione è pressoché monopolizzata.

A.
Il fatto che le donne siano scolasticamente più capaci e più volitive è indicativo del fatto che la classe dirigente dell'Italia che verrà sarà fatta in massima parte al femminile e per avere la certezza di questo basta guardare i risultati dei concorsi pubblici. Credo che il progresso dei costumi avvenuto nel '900 sia innegabile e difficilmente reversibile: oggi è raro che una donna non venga ritenuta capace di svolgere un lavoro al pari di un uomo. Da un punto di vista lavorativo, la più grande differenza tra uomo e donna credo sia data dalla maternità: credo che su questo punto la politica si dovrebbe impegnare a sorreggere e sostenere le donne e le aziende, che altrimenti finiranno con il preferire lavoratori uomini, investendoci sopra risorse e facendo sì che un evento positivo (anche per la società) come la maternità, non venga percepito come un limite o addirittura come un difetto.

La TV e i media in generale, quale influsso hanno esercitato?


F. Oggi le televisioni rappresentano la donna quasi esclusivamente col ruolo di soubrette, riconducendola, in maniera alquanto riduttiva, a mera attrattiva sessuale, dando un’immagine distorta e parziale della società. Questo è riscontrabile ogni volta che si accende la Tv: quando è stata l’ultima volta che ha visto una donna anziana dire la sua in un talk? Se guardiamo poi il quadro generale i media stanno esercitando una funzione ben precisa: l’attuale degrado culturale italiano, frutto di un disegno ben preciso (non scordiamoci mai che un popolo ignorante è un popolo manovrabile), ha reso la mercificazione del corpo femminile un fatto normale o addirittura scontato in alcuni contesti. Tutto questo è stato possibile grazie al controllo dei media e ai continui attacchi al sistema dell’istruzione.

A. Credo che negli anni la tv abbia esercitato un influsso fondamentale per l'evoluzione omogenea della società, portando certi messaggi anche in zone dove era difficile arrivare diversamente e mostrandoci attraverso i film un prototipo di società come quella americana, che negli anni '70 e '80 era socialmente molto più evoluta della nostra. Probabilmente quest'influsso oggi si è un po' perso. Personalmente guardo poca televisione, ma ho l'impressione che oggi più che altro contribuisca ad un certo imbarbarimento dei costumi, in cui le donne, per certi aspetti, ne escono ancora peggio degli uomini.

Esiste oggi una “questione femminile”? Se sì, di chi è la colpa, dei maschi, della politica, della scuola..?


F.
Poco più di un mese fa a New York si è tenuta “Women in the world”, una conferenza internazionale che analizza la condizione femminile nel mondo, prendendo in esame i paesi in cui questa è più a rischio. Alla presenza del Sindaco di NY Bloomberg, del Capo di Stato Hilary Clinton, della first lady Michelle Obama e di altre personalità di caratura internazionale, è stata analizzata la situazione dell’Arabia Saudita, dell’IRAN, della Cambogia e… dell’Italia. A parte il danno di immagine che subisce il nostro paese (con gravi ripercussioni commerciali soprattutto nell’export), il fatto che in un contesto del genere si discutesse del perché in un paese come l’Italia, membro del G8 e dell’UE, la condizione femminile fosse così arretrata, credo che basti a giustificare l’esistenza di una “questione femminile”.

A.
Probabilmente un po' esiste ma non credo sia la principale. Piuttosto nel nostro paese esiste una questione "giovani". Quando in un Paese si è considerati "giovani" a quarant’anni se non a cinquanta, quando si diventa classe dirigente ad un'età in cui negli altri paesi si è sull'orlo della pensione, quando trovare un lavoro stabile prima dei quaranta è quasi un miraggio, quando laurearsi non ha più molto senso e spesso è l'anticamera di un infinito sballottamento tra lavori precari sottopagati e stage finalizzati al niente, che servono solo alle aziende che ne usufruiscono per utilizzare manodopera intellettuale a basso costo, allora credo che si possa parlare di "gerontocrazia" - comune a destra come a sinistra - che è un problema di interesse nazionale perché uccide le migliori risorse di questo Paese.

Le donne presenti nel governo e nelle amministrazioni rappresentano la reale donna italiana?

F. I membri di un Governo non dovrebbero rappresentare la media di una popolazione ma dovrebbero esserne l’elite. Nell’attuale Governo non è così, proprio per il discorso che facevo prima: oramai è oggettivo che alla base della selezione di molti membri del Governo non ci sia un criterio di merito ma logiche clientelari o sessuali, che ci hanno ridicolizzati agli occhi del mondo, rese possibili da una legge elettorale dispotica e antidemocratica. Per quanto riguarda le amministrazioni il discorso è diverso, essendo legate al territorio il cittadino può effettuare un controllo più continuo ed efficace che la politica non può eludere.

A.
Propenderei per il no. Ma è difficile rispondere. Sono donne che si sono molto spesso scontrate con realtà pesanti come macigni e non hanno abbassato la testa. Hanno scalato le montagne per vedere la luce e questo non è da tutti. Ma allo stesso tempo la loro storia dimostra che per quante difficoltà si possano incontrare, tutto è possibile. Basta credere veramente nel proprio sogno. E dicendo questo, penso alla mia amica Georgia Meloni, che da semplice attivista di sezione, senza parentele o sponsor pesanti, è diventata prima responsabile nazionale di uno dei più grandi movimenti politici giovanili italiani e poi Ministro delle Politiche Giovanili.


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