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La questione ungherese e l’Unione Europea
Tra ombre nazionaliste, populismo e crisi economica


di Gabriele Principato


I veri pericoli che porta con sè la crisi economica sono gli stravolgimenti politici, poiché il rischio che l’insoddisfazione sociale ed il declino del consenso democratico portino al potere partiti nazionalisti e populisti è alto. Si potrebbe prendere ad esempio quello che è accaduto in Ungheria, una nazione che, dopo il crollo del comunismo, sembrava destinata ad una grande ascesa economica, ed invece, nel giro di pochi anni, ha visto crollare la sua economia, svalutare la sua moneta e salire al governo un partito fortemente nazionalista. La situazione ungherese è quantomai attuale per le nuove iniziative con le quali il premier ungherese Viktor Orbán vorrebbe piegare al controllo dell’esecutivo la Banca centrale, la Magyar Nemzeti Bank, togliendole la sua autonomia e fondendola, in pratica, con l'authority governativa di controllo dei mercati finanziari; un altro progetto di legge, presentato dal suo partito, la Fidesz, che ha la maggioranza di due terzi dello Orszaghàz, il Parlamento nazionale, che vorrebbe introdurre la nomina politica dei magistrati, mettendo de facto la giustizia alle dipendenze del governo. Ovviamente non sono tardati i richiami della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, che si sono pronunciati in modo duro, criticando aspramentente queste iniziative e palesando la loro inquietudine. La commissaria europea del direttorato generale Giustizia, Viviane Reding, in un comunicato ufficiale, ha affermato che "Alcuni aspetti di tali riforme sollevano gravi interrogativi dal punto di vista del Diritto nell'Unione Europea". Ma il problema ungherese è precedente a queste iniziative e molto più articolato: dall’aprile 2010, quando è salito al potere il partito conservatore Fidesz, Alleanza dei giovani democratici, con il 52,7 % dei voti insieme all’alleato partito di estrema destra, Jobbik, che ha preso il 16,7 % dei voti, il governo ha iniziato una profonda svolta autoritaria, riformando la Costituzione in senso nazionalista. Ha introdotto un’autorità (Nmhh) con la funzione di punire con misure di censura e pesanti multe i media critici verso l’operato del governo, rendendo conformi al volere del Partito di maggioranza l’amministrazione pubblica, le scuole, le università e approvato una legge che dona ai cittadini romeni, slovacchi, ucraini, serbi, di origine ungherese la doppia cittadinanza, dandogli così il diritto di votare per eleggere il Parlamento nazionale, dove invece i rappresentanti delle minoranze, ad iniziare dai Rom, avranno seggi puramente simbolici, senza diritto di voto. Questa legge nasce con l’idea di rimpinguare il numero, alquanto scarso, dei cittadini ungheresi, ma è anche in linea con le idee del partito Jobbik, o Movimento per un’Ungheria migliore che, tra le altre cose, ha formato una Guardia Magiara, ossia una milizia paramilitare che richiama toni razzisti contro immigrati e rom, ritiene che l’Ungheria non sia solo quella compresa nei suoi attuali confini, ma ovunque stanno gli ungheresi, tratteggiando in maniera preoccupante i confini di quella Grande Ungheria che sette decenni fa fu alleata di Hitler. La situazione ungherese inoltre è critica anche economicamente; il Paese infatti va verso la recessione, tanto da far venire meno l’autarchia in nome della quale Orbán aveva rifiutato ogni richiesta di aiuti esteri, aprendo ad un negoziato con il Fondo Monetario Internazionale. L’Ungheria infatti, dopo il declassamento di rating del suo debito sovrano, avrebbe bisogno di una linea di credito che potrebbe raggiungere i 15-20 miliardi per scongiurare la bancarotta. Le ultime iniziative del governo magiaro però hanno messo fortemente in dubbio la possibilià che questi aiuti si concretizzino, perché, come ha dichiarato il portavoce del commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, Amadeu Altafaj, "La Commissione europea è preoccupata per l'intenzione delle autorità ungheresi di andare avanti con l'adozione di leggi che possono potenzialmente limitare l'indipendenza della Banca Centrale”. Senza questi aiuti difficilmente Budapest potrà evitare il default. Il governo del premier Orbán non sembra avere alcuna intenzione di tirarsi indietro ed il Parlamento sta approvando d'urgenza i relativi disegni di legge. L’Ungheria rischia così, da un lato, di andare verso un fallimento, che, se non sarà scongiurato, potrebbe contagiare altri Paesi membri dell'Unione Europea e dall’altro, di avviarsi su una china antidemocratica, le cui conseguenze posso essere imprevedibili.


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