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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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Inizia il 2012 tra crisi, tensioni, incidenti ed elezioni
Neanche i Maya riusciranno a salvarci dai guaia di Gabriele Principato Questo nuovo anno non è iniziato certo nel migliore dei modi, tanto che se i fratelli tedeschi Bohumil e Vladimir Böhm, un matematico il primo ed un docente di Storia e cultura Maya il secondo, non ci avessero annunciato qualche mese fa che il mondo non finirà quest’anno, ma nel 2116, e che era tutto un errore storico matematico di conteggio, quasi quasi ci credevamo. Da un lato, il rischio default di molti Stati europei, fra cui l’Italia, è un problema reale e contingente, che sta mettendo seriamente a rischio la moneta unica; dall’altro, la pericolosa tensione tra Iran e USA sta creando lo spettro di un nuovo terrificante conflitto. A tutto ciò si aggiungono, a livello politico europeo, situazioni critiche come quella ungherese, dove il Paese, guidato da Orbán, si sta avviando verso un pericoloso processo antidemocratico; a livello domestico, con un danno di immagine mondiale, eventi tragici, tanto impreviste quanto grottescamente evitabili come l’assurdo incidente della nave Costa Concordia, che, oltre a feriti, morti e dispersi, ora minaccia di vontaminare in modo terribile il litorale Toscano. Ciliegina sulla torta, nel nostro bel Paese, le proteste delle categorie interessate dalle liberalizzazioni, tra i quali i tassisti che preventivamente hanno pensato di farsi sentire paralizzando intere città. Almeno ora, all’inizio dell’anno, però bisogna guardare in maniera speranzosa alle opportunità che il 2012 ci offre. Questo, infatti, sarà un anno di importanti elezioni, verranno rinnovati i governi o i parlamenti di quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, di tre Stati protagonisti della primavera araba e molti altri Stati. Si sceglieranno i presidenti: in Russia, dove, nonostante le proteste di fine 2011 a causa di un’elezione legislativa di dubbia trasparenza, Vladimir Putin non dovrebbe avere rivali; in Francia, dove a contendersi l’Eliseo saranno l’attuale inquilino Nicolas Sarkozy, dell’Ump, ed il socialista François Hollande; gli Stati Uniti vedranno correre per la Casa Bianca il presidente in carica, Barack Obama per i Democratici, mentre per i Repubblicani il favorito al momento sembra Mitt Romney. Si voterà anche in Stati “critici” come l’Egitto, i Territorio Palestinesi, lo Yemen, l’Iran, dal quale dipende molta della stabilità in Medioriente che ha in corso un braccio di ferro tra l’attuale presidente Ahmadi-Nejad e la Guida Suprema Khamenei; ci saranno elezioni anche in Albania, Ucraina, Algeria, Taiwan, Corea del Sud, Messico e Venezuela, dove Chávez punterà ad un terzo mandato. In Africa si voterà in Senegal, Kenya, Zimbabwe, Madagascar, Mali, mentre in Libia dovrebbe essere eletta l’assemblea che stilerà la Costituzione. Anche in Cina, dove non si vota, sarà un anno di cambiamenti; si rinnoverà infatti, alla fine dell’anno, la leadership del Partito Comunista. L’attuale presidente Hu Jintao, giunto alla fine del suo mandato, cederà probabilmente la carica all’attuale vicepresidente Xi Jinping. Proprio la situazione cinese, unita a quella degli altri Paesi del globo, nel quale, pur votando, le elezioni non sono “libere”, dovrebbe ricordarci sempre che se è vero quanto dicono in questo periodo politologi e giornalisti riguardo alla crisi del modello democratico ed al bisogno di ripensarlo, è ancor più valido quanto affermava, anni fa, il filosofo austriaco Karl Popper, ossia che “il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza.” |
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