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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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Dieci anni dopo l’11 settembre 2001
Riflessioni sul giorno che ha cambiato gli equilibri mondiali di Gabriele Principato Non conosco nessuno che non ricordi l’11 settembre 2001. Quel giorno rimarrà scolpito nella memoria di tutte le generazioni che l’hanno vissuto. Dieci anni fa a New York e Washington successe l’impensabile. Nessuno infatti avrebbe mai creduto possibile né un attacco così grave al cuore degli Stati Uniti, a quel simbolo di modernità che erano le torri gemelle, né al Pentagono, simbolo della potenza americana. Nessuno avrebbe mai creduto che le torri sarebbero venute giù come fossero carte da gioco. Ricordo bene l’angoscia nelle voci dei superstiti, dei soccorritori, dei testimoni, dei politici, di tutti. Ricordo le immagini più sconvolgenti delle persone che, per non bruciare vive, decisero di lanciarsi, saltando nel vuoto nell’estremo tentativo di scegliere come morire. Questi fatti hanno dato il via ad una nuova fase storico-politica, conducendo all’inizio della fine dell’egemonia statunitense sul mondo post Guerra fredda, mostrando la vulnerabilità degli Stati Uniti, creando uno scenario che sarebbe stato difficile immaginare quando George W. Bush faceva il suo ingresso alla Casa Bianca pochi mesi prima degli attentati. Non esisteva allora alcun vero rivale degli USA, né in politica estera, né in quella economica; gli States venivano da un decennio di grande crescita, arrestato drammaticamente dai fatti dell’11 settembre. Il primo decennio del XXI secolo che ne è seguito è stato letteralmente catastrofico per l’America: la guerra in Iraq ha mostrato al mondo come gli Stati Uniti non avessero i mezzi per fare fronte unilateralmente ai problemi del Medio Oriente, ed il “pugno duro” utilizzato dall’amministrazione Bush ha dovuto ben presto fare i conti con molte difficoltà, sia finanziarie, derivanti dagli alti costi delle azioni militari, sia diplomatiche a causa della perdita di credibilità internazionale. La crisi del 2008 poi, la peggiore dalla Grande Depressione, ha definitivamente messo in discussione il modello neo liberale statunitense. Se i fatti del 2001 hanno sicuramente segnato il punto di discesa della parabola americana, essi non sono stati però la causa della crisi economica, le cui motivazioni rimontano a qualche decennio prima, quando il Paese iniziò a vivere al di sopra dei propri mezzi, grazie al credito ed al dollaro debole. Nel 2011, a dieci anni dall’attacco al World Trade Center, gli Stati Uniti hanno raggiunto obiettivi importanti nella guerra al terrorismo, ma questo rimane ancora un pericolo vivo. Oggi però, al contrario di qualche hanno fa, la preoccupazione è diminuita, ci sono temi più pressanti e tangibili ad attanagliare tutto il popolo americano ed europeo, quali la disoccupazione, la precarietà della finanza e dell’economia, il deficit pubblico. La domanda che assilla i cittadini non è più se lo Stato sarà in grado di proteggerli dal terrorismo e sconfiggerlo, ma se e come si potrà salvare l’economia occidentale. Intanto in Medio Oriente qualcosa si sta muovendo, il vento del cambiamento che si percepisce dalle piazze arabe lascia sperare che i tempi stiano mutando, il grido di libertà dei popoli arabi sta rovesciando dittature granitiche, da sempre sostenitrici di gruppi terroristici, aprendo alla possibilità di un percorso democratico in grado di creare nuovi equilibri. |
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