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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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ESTATE: IN PERICOLO IL NOSTRO UMORE
Testo di Concettina Elia Foto di M. G. Galli L’estate è per antonomasia la stagione più vivace e attiva dell’anno. Le temperature gradevoli, la maggiore quantità di luce giornaliera, l’associazione di questo periodo dell’anno al riposo, alle vacanze, al relax, lo rendono magico. E in effetti è proprio la stagione in cui si esce di casa più spesso, si creano aspettative di divertimento in vista della progettazione di una vacanza, si attende con ansia lo stand by rispetto al lavoro e alla routine della vita quotidiana. In linea di massima tutto questo avviene nella maggioranza dei soggetti sani; ma cosa accade alle persone che possiedono già delle fragilità? L’estate mostra corpi “svelati” e questo potrebbe influire negativamente su chi, attraverso i vestiti, celava i propri difetti presunti o reali che siano. I maggiori problemi si ravvisano, però, in soggetti la cui emotività è già in bilico prima dell’arrivo della bella stagione; diversi studi psicanalitici hanno mostrato attraverso diverse indagini che le alte temperature provocano in soggetti predisposti due tipi di psicopatologie (si parla di un più 20, 30%): la depressione e il cosiddetto disturbo bipolare. Come già detto non si tratta dell’insorgenza della malattia motivata dalla calura estiva, bensì solo di un peggioramento di una situazione pregressa. Se per la depressione non pare opportuno spiegarne caratteristiche e sintomi, pare invece opportuno chiarire cosa si intenda con “disturbo bipolare”: si tratta di un’improvvisa elevazione del tono dell’umore che provoca uno stato di euforia patologica che in psichiatria viene definito come “stato maniacale”, seguito da un altrettanto improvviso crollo che porta a periodi di depressione acuta. Il già precario equilibrio emotivo dei soggetti bipolari sembra aggravarsi proprio nel periodo estivo dove i rapporti sociali si intensificano ed è proprio l’incapacità di questi soggetti di gestire le interazioni con l’esterno coniugandole con le frequenti alterazioni emotive di cui sono vittime a provocarne il peggioramento. L’altra grande categoria di soggetti fortemente a rischio nel periodo estivo sono gli anziani e in generale le persone che per un motivo o per un altro vivono in uno stato di solitudine. Emerge infatti che le richieste di ricovero e i disturbi ipocondriaci aumentino proprio in questa tipologia di individui; spesso la richiesta di ricovero non è motivata da una vera esigenza fisica quanto piuttosto dalla necessità di attirare una qualche forma di attenzione verso di sé, essere oggetto di accudimento e di protezione. Basti pensare agli anziani che rimangono soli negli appartamenti delle città quasi completamente deserte, alle persone che non riescono a vivere le esperienze della propria età a causa di disabilità o a soggetti posti in condizione di marginalità sociale: se queste condizioni sono già di per sé negative anche nei periodi dell’anno in cui la vita quotidiana è più lenta o almeno più incentrata su attività di lavoro e di studio, l’estate mostra appieno la situazione di appartenenza e di socialità di ogni soggetto e con esse anche l’incapacità evidente di vivere “al pari” degli altri il periodo più freneticamente positivo dell’anno. La vera questione attiene al complesso di aspettative individuali che ruotano attorno all’estate (ciò che vorrei fare), alle aspettative che la società ha sull’individuo (ciò che ognuno “dovrebbe” fare) e ciò che invece effettivamente l’individuo è in grado di fare nella realtà della sua esistenza. Quando queste aspettative cozzano le une con le altre, l’individuo si sente vittima di un destino non voluto e in più vive il complesso di inferiorità rispetto a chi riesce invece a coniugare le diverse spinte in maniera efficace. Questo genere di problematiche sono state prese in considerazione non solo nell’ambito delle scienze che si occupano della salute dell’uomo, ma, hanno avuto eco anche nell’ambito delle politiche sociali: dalle campagne di sensibilizzazione verso gli anziani soli, all’istituzione di corpi di volontari che si occupano di assistenza a domicilio non necessariamente a scopo di fornire cure ma anche più semplicemente compagnia, alla messa in atto di programmi per spettacoli istituiti nelle diverse piazze delle città o dei paesi per consentire anche a chi non può permettersi per motivi economici, di salute o di marginalità sociale, di prendere almeno parte ad attività ludiche a chilometro zero. L’attenzione generale, dai media ai gruppi di appartenenza o come direbbe il sociologo R. K. Merton “di riferimento” (gruppi ai quali si vorrebbe appartenere ma di cui non si è ancora parte) tende ad essere focalizzata soprattutto sulle connotazioni positive del “summer time”, fatta di mare, sole, ozio e divertimento, tralasciando invece i soggetti che proprio nel periodo considerato il più bello dell’anno vivono la loro condizione di prigionia sia fisica poiché costretti nelle mura della propria casa o nel perimetro della propria città, sia psicologica, proprio quella più soggiogante. |
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