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Finanziaria e crisi

Di Luca Briziarelli


Lacrime e sangue. Questo è quello che aspetta gli italiani nel prossimo futuro, negarlo sarebbe ipocrita e, soprattutto, irresponsabile. Altrettanto ipocrita e irresponsabile sarebbe continuare a dare al Governo in carica l’intera responsabilità di quanto sta accadendo, anche alla luce di quanto fatto dal Ministro Tremonti negli ultimi due anni. Mentre l’economia mondiale subisce sussulti drammatici, fino al declassamento del debito americano da parte di ST&P, i politici italiani sembrano incapaci di uscire da un copione ormai logoro che continuano a recitare mentre il palcoscenico va a fuoco. La pressione speculativa e la paura degli investitori che ci stanno letteralmente strangolando, hanno radici lontane che vanno ricercate in quella montagna di miliardi di euro che fanno del nostro debito il terzo al mondo in termini assoluti. La miscela tra debito alto e crescita quasi inesistente è divenuta insostenibile. Il problema è che ad una crescita velocissima del debito e del deficit non può contrapporsi ora una soluzione altrettanto rapida. La ricetta per invertire, o almeno arrestare, questa spirale è chiara: occorre agire in maniera strutturale sulla spesa pubblica, investire nelle infrastrutture e approvare quelle riforme di sistema troppo a lungo rinviate. Tutti interventi che non producono risultati immediati, ma che a lungo termine risolvono i problemi e non si limitano a spostarli avanti nel tempo, come è stato fatto fino ad ora. E’ evidente che cambiamenti di questa portata non si ottengono semplicemente con un avvicendamento del Governo in carica, ma con un presa di coscienza collettiva del sistema Paese. Paradossalmente, nell’immediato, è proprio l’entità del nostro debito pubblico a darci un barlume di speranza: oltre la metà di quel debito è collocato all’estero e proprio l’esposizione delle banche americane, tedesche, francesi ha convinto i leader del G7 della necessità di prevedere l’acquisto di titoli di stato italiani. Tutti sanno che in caso di default del nostro Paese le conseguenze sarebbero planetarie. L’aiuto promesso ha però un prezzo tutt’altro che politico che ciascuno di noi sarà costretto a pagare, anche se qualcuno a Sinistra finge di non capire e quasi gioisce per il “commissariamento” subito dal Governo. La ricetta in tre punti fatta di anticipo dei tagli al deficit; pareggio di bilancio nella Costituzione e liberalizzazioni dei mercati che Berlusconi si è visto imporre si tradurrà per gli italiani in una vera e propria cura da cavallo.


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