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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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COME VINCERE IL MONDIALE DI FORMULA 1 “A TAVOLINO”
di Andrea Checcarelli Velocità. Nello sport c’è qualcosa che la rappresenti meglio della Formula 1? Non credo. Il mese di agosto è quello di stasi, quasi di vacanza, per questo seguitissimo sport automobilistico, ed è arrivato il momento di fare il punto della situazione. Anche quest’anno, come lo scorso, la Red Bull può solo perdere questo mondiale. Sia piloti, che costruttori. La superiorità tecnica della monoposto del patron austriaco Dietrich Mateschitz è lapalissiana ed unita alla maturazione del campioncino tedesco Sebastian Vettel, pilota di punta del team austriaco, non da speranza ai rivali, per quanto competitivi essi siano. La Ferrari di Alonso, le McLaren di Hamilton e Button, possono duellare per aggiudicarsi qualche “battaglia”. Ma la guerra, ce l’ha già in tasca la Red Bull. Ma da dove nasce questa superiorità? Perché la Red Bull è tanto competitiva in qualsiasi pista ed in qualsiasi condizione in gara e stradomina le qualifiche (nelle ultime 30 gare disputate, 24 volte la Pole Position è andata ad un pilota Red Bull)? La risposta è da cercarsi nella scelta fatta dal patron del team “che ti mette le ali” nel 2006. Invece di investire su un pilota di grido, Dietrich Mateschitz ha investito moltissimo per strappare capo progettista alla McLaren Mercedes. Facendolo diventare direttore tecnico, del suo giovane team. Stiamo parlando di Adrian Newey. Un fuoriclasse della galleria del vento. Da due decenni le sue “creature” fanno incetta di successi in Formula 1. E’ suo il progetto della Red Bull RB6 che sta consentendo a Vettel ed a Webber di dominare questo campionato del Mondo. Certo, è poco romantico affermare che il progettista faccia la differenza. Certamente, resterà più impresso nella memoria collettiva Michael Schumacher, che nei suoi 20 anni di Formula 1 ha conquistato 7 titoli mondiali. Ma nel suo campo, avendo calcato il palcoscenico della Formula 1 anch’egli per un ventennio, il buon Adrian ha fatto di meglio: “messosi in luce” , per così dire,con la March nel campionato CART americano, Newey progetta la vettura che porta al successo nel campionato di categoria Al.Unser Junior nel 1985 e Bobby Rahal nel 1986 (Unser vinse anche la prestigiosissima 500 miglia di Indianapolis nel 1985). Dopo una parentesi in Formula 1 con un team dalle risorse non consone al genio di Stratford-upon-Avon, Adrian passa alla March e le sue vetture si guadagnano le luci della ribalta per competitività, ma anche per fragilità strutturale. Nel 1990 passa alla Williams ed il binomio con Patrick Head si dimostrerà quello vincente negli anni 90: nel 1991, la prima vettura totalmente progettata da Newey porta Mansell ad un passo dallo strappare il titolo a Senna (su McLaren Honda). Nel 1992, Mansell trionfa e la Williams si aggiudica il mondiale costruttori. Nel 1993, cambia il pilota campione del mondo (Prost), ma non la macchina regina: la Williams. Nel 1994, sfugge il mondiale piloti (è l’anno della tragedia di Senna), ma non quello costruttori. Dopo il 1995 di “pausa Benetton Renault”, nel ’96 il campione del mondo è Damon Hill (su Williams) e la Williams si aggiudica il mondiale costruttori. Nel 1997 è ancora la Williams a trionfare sia tra i piloti (Jacques Villeneuve), sia tra i costruttori. Durante quest’annata, Adrian lascia la Williams per approdare alla McLaren Mercedes ed indovinate chi vince il titolo la stagione successiva? Mika Hakkinen su McLaren Mercedes. Il finnico si ripete anche nella stagione successiva, mentre la McLaren si aggiudica “solo” il mondiale costruttori del 1998. Quello del 1999 va alla Ferrari, la grande sconfitta di tutti questi anni. Il Cavallino Rampante si rifarà con gli interessi a cavallo tra il 2000 ed il 2004, dettando legge con Schumacher. Newey, svanito il suo passaggio alla Jaguar (dalle “ceneri” della quale, nacque poi la Red Bull) nel 2001, sembra perdere il suo genio in questi anni. La McLaren si aggiudica qualche Gran Premio, ma non riesce nemmeno ad impensierire la Ferrari. Nel 2006, a febbraio, passa alla Red Bull ed inizia a lavorare alla vettura del 2007. Con il capitale di Mateschitz alle spalle e la possibilità di avere carta bianca anche in campi che esulano dall’aereodinamica (esemplificativo il passaggio dai motori Ferrari a quelli Renault, meno ingombranti e più consoni alle modalità di progettazione di Newey) la Red Bull cresce. Già nel 2009 è la macchina da battere e solo lo “start up” iniziale di Button e della Brown Gp (dovuto più che altro all’intuizione del team britannico riguardante un diffusore posteriore) con 6 vittorie nelle prime 7 gare, nega il mondiale a Sebastian Vettel., che finisce ad una manciata di punti dall’inglese. Mondiale che arriverà poi nella stagione successiva, di pari passo a quello costruttori. Una “doppietta iridata” che difficilmente sfuggirà anche quest’anno, vista la crescita incessante di Vettel unita alla superiorità tecnica del mezzo. Morale della favola? Il vero fuoriclasse della Formula 1 odierna è lui, Newey. Le sue auto hanno vinto la bellezza di 16 titoli mondiali (8 piloti ed 8 costruttori) e nessun pilota in attività può vantare un palmares migliore di quello di Adrian. Nessun pilota nella storia della Formula 1 ha vinto più titoli di lui. E’ indubbio che piloti come Hamilton, Alonso, Button sono in grado di emozionare e di trascinare folle di tifosi, come una volta sapevano fare Senna, Mansell, Hakkinen, Raikkonen. Ma il vero cavallo vincente della Formula Uno moderna, non ha in mano un volante per 300 kilometri due volte al mese. Dal venerdì al sabato non è in tuta, non si cala nell’abitacolo. Non sorpassa. Bensì lavora nell’ombra di una galleria del vento ed osserva le sue creature sfrecciare inafferrabili durante il week end. |
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