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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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INDIA CONTEMPORANEA
PROBLEMI, CONTRADDIZIONI E TRADIZIONI IN MOSTRA AL MAXXI INDIAN HIGHWAY 22 SETTEMBRE 2011 – 29 GENNAIO 2012 MAXXI - MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO Via Guido Reni 4 – Roma di Roberta Filippini L’India, il Paese delle contraddizioni, ma anche delle tradizioni immortali, delle sorprese, di uno spirito audace che non ti aspetti. Siamo abituati a concepire il subcontinente asiatico come un mondo a parte, molto lontano dal nostro e per questo anche molto difficile da comprendere. Quella che invece possiamo scoprire attraverso le opere d’arte esposte al MAXXI è la realtà di un Paese variegato ma straordinariamente vivo e creativo. Crisi, guerre, lotte intestine, rinascite locali, tradizioni immortali e una globalizzazione per ora solo accennata ci mostrano questa terra come un collage di microrealtà tutte da scoprire, panorami che insieme formano la grande cultura indiana odierna. Tutto questo e molto altro è “Indian Highway”, grande collettiva di oltre trenta artisti dedicata al panorama artistico indiano contemporaneo, per un totale di sessanta opere che occupano una superficie espositiva davvero importante all’interno del museo. Già nel titolo la mostra richiama non a caso uno dei temi fondamentali affrontati: la parola “autostrada” ci ricollega al grande flusso di persone che ogni giorno si spostano nelle plurimilionarie città indiane ma ci fa pensare anche alla velocità, intesa come velocità di cambiamento in relazione ad un passato che si cerca di non dimenticare ma allo stesso tempo di superare per correre verso il futuro. Esposta per la prima volta alla Serpentine Gallery di Londra nel 2009, questa mostra è stata ospitata in varie istituzioni europee (toccando Norvegia, Danimarca e Francia) prima di approdare al MAXXI per terminare poi il suo percorso a Nuova Delhi nel 2013. La particolarità di questo progetto espositivo itinerante, che annovera tra i curatori anche il prestigioso nome di Hans-Ulrich Obrist, è che ad ogni tappa della mostra il curatore interno dell’istituzione ospitante integra il modello originale con nuovi lavori: istallazioni site-specific, video e docufilm realizzati per l’occasione, performance e veri e propri spettacoli organizzati in loco. Il MAXXI e la sua curatrice Giulia Ferracci non sono stati da meno accompagnando la già ricca esposizione indiana con 4 istallazioni site specific, proiezioni documentarie per tutta la durata dell’esposizione e un’opera davvero originale, “Nineteen Mantras”, un’epica performance tra danza contemporanea, tradizione musicale indiana e teatro sperimentale prevista per gennaio 2012. Il percorso della mostra all’interno del complesso museale di Zaha Hadid passa attraverso tre grandi macroaree di indagine alle quali si rifanno tutte le opere esposte: “Identità e storie dell’India”, che indaga le lotte e le problematiche politiche, sociali e religiose di questo controverso Paese (dai problemi delle donne ai conflitti con il Pakistan), “Metropoli deflagranti” sui temi del caos urbano e dello sviluppo incessante e disordinato delle megalopoli indiane, “Tradizioni contemporanee” che esplora il tentativo stilistico di molti artisti di rielaborare e reinterpretare antiche forme espressive come la miniatura, la ceramica, e l’attenzione per le tecniche della decorazione. Opere monumentali composte con i materiali più disparati (come il mastodontico camion “Transit”, realizzato con bulloni in acciaio inossidabile) si affiancano a lavori più piccoli con una spiccata attenzione al dettaglio, sperimentazioni audio-video sono presenti in quasi la metà dei lavori esposti, mentre altre istallazioni ci invadono letteralmente i sensi, come accade con “Growing”, una delle opere site specific composta da migliaia di bastoncini di incenso che invadono l’aria con il loro forte profumo. Da sottolineare inoltre il romantico omaggio di una giovane artista indiana che ha realizzato anche lei un lavoro ad hoc per gli spazi del MAXXI ricreando in uno dei corridoi le volte della basilica superiore di San Francesco d’Assisi. Una reinterpretazione originale composta da video, piccole miniature di santi, ritagli di libri di storia dell’arte, il tutto a corredo di un lavoro che vuole essere un dono e un ringraziamento alla storia e alla cultura italiana. Fanatici di arte contemporanea, studiosi o appassionati della millenaria cultura indiana ma anche semplici curiosi desiderosi di conoscere le controversie di questo affascinante Paese si sono riversati in questo primo mese al MAXXI per visitare la mostra “Indian Highway” e scoprire che in fondo l’arte parla un linguaggio davvero universale e che può essere lo specchio fedele di un mondo solo apparentemente lontano. |
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