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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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Indignati e lascia indignare
di Federica Mastroforti “Gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!” Questo non è il solito articolo che spara a zero sul nostro paese, che rimarca ancora una volta l’incapacità di portare avanti le ragioni italiane, soprattutto quelle dei giovani, in maniera pacifica; non sarà neanche l’apologia e l’adulazione del movimento degli Indignados, sopraffatti, almeno così sembra, della violenza dei black bloc durante la loro manifestazione pacifica a Roma, il 15 di ottobre. I fatti di quel sabato sono stati ampiamente diffusi dai media, i quali non hanno resistito a sottolineare sempre di più la portata storica di questo evento: la violenza in Italia. I black bloc sono stati paragonati alle nuove Brigate Rosse, si è parlato di ‘guerriglia romana’, di volti incappucciati che avevano come progetto quello di dare fuoco ad una pompa di benzina in via Merulana. Eppure, non sono fatti nuovi: i temi della pubblica sicurezza, delle competenze delle forze dell’ordine, dell’uso del terrorismo come arma politica, non costituiscono novità nella storia della politica italiana. Perché ci stupiamo tanto, perché rimaniamo attoniti di fronte ad un fatto del genere? Perché come al solito, noi italiani, prima di capire le nostre ragioni di politica interna, facciamo sempre il confronto con gli altri, non si sa mai, e questo ci ha portato a capire che ciò che è successo nella Capitale non si è verificato nel resto del mondo. Ma, ancora una volta, questo non è il vero problema da affrontare. Ancora una volta chiediamoci perchè una manifestazione nata come pacifica, seguendo le orme del gruppo politico precursore, il madrileno (Real Democracia Ya!), avrebbe dovuto incendiare le camionette della polizia, seminare il panico? A questa domanda nessuno ha una risposta sicura, e, a ben vedere, i politici stessi non sanno spiegarsi davvero cosa sia accaduto. Questi ultimi danno spettacolo arrampicandosi sugli specchi, incolpandosi a vicenda: c’è chi dice che il Ministro dell’Interno Maroni sapeva già tutto, che le forze dell’ordine avrebbero dovuto prevedere un’intromissione degli ‘incappucciati’, che la colpa è ancora una volta dei tagli del governo alle forze di polizia (stimati in 60 milioni). Ma una cosa sembra sfuggire ai telegiornali, ai quotidiani, forse non ai sociologi e agli analisti politici: anche la violenza estrema dei black bloc è sintomo della rabbia degli italiani, dei giovani, degli studenti, dei lavoratori dipendenti. Ricordiamo che, tra le variegate componenti del corteo ‘pacifico’, vi era anche il popolo viola, il movimento 5 stelle, i grillini, il gruppo dei segreti della casta di Montecitorio (con il simbolo di ‘V’ per vendetta), solo per citarne alcuni. Queste ultime categorie, certamente, non avrebbero il coraggio di terrorizzare la piazza, ma una cosa è certa: sono furiosi e sono loro la vera maggioranza, non quella dentro il Parlamento; lasciando da parte per un attimo la distinzione tra violenti e non violenti: come dare torto all’insoddisfazione giovanile, alle mancate prospettive di un futuro, all’incertezza delle nuove generazioni? Come non accorgersi che anche chi sogna una famiglia, deve prima fare i conti con le difficoltà quotidiane della ricerca di un lavoro, di un reddito, di una casa? I giovani sono bamboccioni si dice, ma la ‘politica’ di adesso ci sta togliendo anche gli strumenti concreti attraverso i quali noi possiamo smettere di esserlo. E le condizioni si sa, sono come i punti di partenza in una staffetta: chi parte dopo, arriva dopo; così nasce la diseguaglianza sociale. Diceva un grande economista, di nome Luigi Einaudi, che il compito della politica e del governo è proprio quello di colmare queste distanze, creare le possibilità, poi ognuno sarà ‘faber fortunae suae’ ma almeno, partirà in condizione di parità. Ecco, in questo momento, non solo non le abbiamo, ma non possediamo neanche la certezza di riuscire a iniziare la ‘staffetta della vita’come si deve. La via per iniziare a rimboccarci le maniche non è la guerriglia civile, non sono i partiti, non è purtroppo, la politica, dalla quale riceviamo solo delusioni. I tempi ci impongono un cambiamento individuale, e se è vero il monito di Gandhi “sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”, allora sicuramente questo non può essere l’inizio di una guerra civile. |
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