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Indignati

Di Roberto Sciarrone


Durante il mese di maggio di quest’anno, in Spagna, sulla scia della “Primavera Araba”, nasce un movimento: gli “Indignados”, che intende manifestare il sentimento di sdegno e opposizione delle masse ad un sistema economico finanziario che, attraverso il meccanismo del debito, ha avuto pesanti ripercussioni sulle forme di vita sociali ed economiche di tutta la popolazione. Con il passare dei mesi questo movimento si espande in Europa, in America, in Oriente, attraversa tutti i continenti e giunge fino a noi. Chi sono gli Indignati italiani? Come si organizzano? Cosa rivendicano? Abbiamo fatto alcune domande ad una ragazza che da qualche mese frequenta le assemblee popolari di Piazza San Giovanni in Laterano a Roma. Chi sono gli indignati e perché sono indignati? Sono tutte quelle persone che si indignano di fronte alla speculazione, che per anni è stata perpetrata sulle loro spalle da politiche capitalistiche e consumistiche, aumentando il divario tra super ricchi e super poveri. Una società che ha continuato a produrre ciecamente, che ha sviluppato legami di potere economico fra Stati. Personalmente credo che stiamo assistendo alla terza rivoluzione industriale della nostra storia. Chi rappresentano? Rappresentano il 99% della popolazione, è proprio questo che li contraddistingue: la trasversalità. In tutto il pianeta si possono trovare espressioni di questa indignazione, persone di tutte le etnie, estrazioni sociali e appartenenza. Come sono organizzati? In modo semplice, per questo funziona. Si costituiscono assemblee pubbliche aperte a tutti e durante le stesse si lavorano le proposte pensate dalle commissioni, anche queste aperte a tutti. Il metodo assembleare permette ad ognuno di prendere la parola ed esprimersi. Le decisioni si prendono attraverso il metodo del consenso, eliminando cosi le distinzioni tra maggioranze e minoranze e intraprendendo azioni che vengono condivise da tutti. Infine il linguaggio dei segni permette di essere scorrevoli e di non interrompere. Il movimento a quali idee politiche s’ispira? L’unica idea politica a cui si ispira il movimento è quella della democrazia reale! Con partecipazione diretta popolare dal basso. In assemblea chiunque prende la parola lo fa a titolo personale e riporta il suo contributo come singolo. Cosa ne pensi dei black bloc? A questa domanda chiaramente tengo a sottolineare l’assoluta personalità della risposta, essendo questo un argomento così delicato da non poter esprimere un parere che sia ritenuto univoco da parte di tutti. Anzitutto credo che il termine black bloc sia un termine volutamente strumentalizzato dai media anche un pò per insidiare una certa ansia e paura nella gente. Nello specifico dei fatti accaduti a Roma il 15 io non mi sento di colpevolizzare nessuno, se non questo Stato che non ha garantito protezione e sopratutto ha fatto sì che alcuni cittadini arrivassero a questa condizione di disperazione totale, che porta chiaramente ad azioni violente. Quale, la prossima mossa? Siamo organizzati in gruppi di lavoro che rimettono all’assemblea le decisioni, i gruppi nascono ogni giorno e si occupano di ogni tipo di tematica, dai lavoratori all’ecologia, le nostre mosse le decidiamo volta per volta tutti insieme e sperimentiamo giorno dopo giorno le nostre strategie. Senz’altro c’è la ferma volontà di opporsi a questo sistema finanziario costrittivo. Berlusconi e Bersani, quali le differenze? A dir poco nessuna. Quanti gruppi come il vostro esistono in Italia? Così tanti che se ne perde il conto... ogni giorno in una città diversa c’è gente che si riunisce ed è indignata. Invito chiunque ad avviare assemblee nelle proprie città, perchè è solo partendo dalla realtà che ci circonda e che conosciamo che possiamo effettuare un cambiamento. Per chi volesse altre informazioni può consultare il blog http://www.italianrevolution.org/. La vostra idea più geniale per uscire dalla crisi? Coinvolgere e informare tutti. E quando dico tutti intendo proprio ogni singola persona. Chiunque deve attivarsi concretamente per migliorare il proprio futuro. Non si può stare a casa magari comodamente seduti davanti al computer o la televisione aspettando che qualcuno abbia un’idea geniale per te o che ti dica quello che devi fare. Lo devi fare tu! Per il resto incontriamo gente esperta di politica ed economia, ad esempio l’altro giorno è venuto a trovarci Jeremy Rifkin. Vi ispirate ad un movimento del passato? Direi proprio di no. Quale futuro? A questa domanda rispondo con un antico proverbio: ieri è storia, domani è un mistero ma oggi è un dono per questo si chiama presente.


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