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Leonardo mette tutti in fila

Di Maria Giulia Galli


L'attesa per chi vuole riuscire a vedere la mostra "Leonardo Da Vinci: painter at the court of Milan" organizzata presso la Sainsbury Wing della National Gallery di Londra dal 9 Novembre 2011 al 5 Febbraio 2012, è davvero lunga. I più fortunati si sono accaparrati i biglietti prima che fossero sold out, mentre per tutti gli altri che vogliono assistere a quello che è stato definito l'evento artistico dell'anno, la coda inizia la mattina all'alba e al freddo (i più temerari si ritrovano alle 5 davanti ai cancelli della biglietteria che apre alle 10) nella speranza di riuscire ad accaparrarsi alcuni dei circa 500 biglietti che vengono venduti ogni giorno. L'accesso infatti è consentito soltanto a 180 persone ogni mezz'ora, per permettere ai visitatori di contemplare i capolavori esposti senza troppa confusione. Luke Syson, direttore della mostra, ha definito "miracoloso" il risultato di aver ottenuto sette dei quattordici dipinti attribuiti a Leonardo insieme nello stesso museo: nemmeno l'artista infatti ha mai avuto il privilegio di vedere riuniti nella stessa stanza gli unici tre ritratti da lui prodotti. La mostra ha l'obiettivo di concentrarsi su Leonardo pittore e riunisce capolavori come il ritratto di Cecilia Gallerani, famoso come "La dama con l'ermellino" (Museo Nazionale di Cracovia) e "La Belle Ferronière" (Museo Louvre, Parigi) che ritrarrebbero rispettivamente la giovane amante e la moglie di Ludovico il Moro; la "Madonna Litta" (Hermitage, San Pietroburgo), "San Girolamo" (Pinacoteca Vaticana, Roma), il "Salvator Mundi", quadro da poco scoperto in seguito ad un restauro ed attribuito a Leonardo. L'impatto più grande dell'esposizione si ha all'ingresso della sala 4, in cui per la prima volta nella storia, si affrontano, nel senso letterale del termine, le due versioni della "Vergine delle rocce": la prima del 1483-1485 del Museo Louvre (dal quale, prima d'ora, non era mai uscita) e la seconda, per altro recentemente restaurata, del 1506-1508 della National Gallery di Londra. Si ha così la possibilità di confrontarle, di vedere come l'iniziale meticolosa attenzione naturalista sfumi per concentrarsi soprattutto su quella luce, quasi sovrannaturale, che colpisce i quattro soggetti e li stacca drammaticamente dallo sfondo. Oltre a questi sette capolavori, nelle sette sale della mostra si possono ammirare opere di artisti contemporanei e collaboratori di Leonardo, come Francesco Galli, Giovanni Antonio Boltraffio, Ambrogio de Predis e Giampietrino, e più di sessanta disegni e schizzi: dalle bozze preparatorie agli studi del teschio, delle mani o delle proporzioni del braccio, tutto ci riporta agli interessi scientifici e anatomici oltre che pittorici, di questo artista "dal multiforme ingegno". Leonardo iniziò pochi dipinti nella sua vita e ne portò a termine ancora di meno: il San Girolamo esposto è appunto una delle sue opere incompiute da cui capiamo come a volte l'interesse per lo studio fosse probabilmente più importante dell'opera stessa. Come se l'opera fosse il mezzo, e non il fine, di una ricerca mai esaurita. Non di meno questo dipinto, proprio come il "Cartone della Burlington House", altra opera incompiuta in cui vengono ritratti Maria, Sant'Anna, Gesù bambino e San Giovannino, suggerisce qualcosa di estremamente profondo ed evocativo nell'osservatore, come se quelle linee perfette tanto quanto incompiute fossero una guida che rende l'immaginazione di chi contempla l'opera artefice dell'opera al tempo stesso. Il percorso, che procede in ordine cronologico, si conclude nella sala in cui troviamo i disegni preparatori per alcuni dei personaggi dell' "Ultima Cena" e una versione dell'opera stessa di Giampietrino, assistente di Leonardo durante il suo periodo milanese. Questa copia in dimensioni reali è probabilmente la "fotografia" più fedele che possediamo dell'opera di Leonardo: si possono vedere infatti particolari che nell'originale andarono ben presto perduti. Se "Parigi val bene una messa", sicuramente qualche ora di attesa vale l'emozione di ritrovarsi come fuori dal tempo a tu per tu con un genio indiscusso della nostra storia e con la sua capacità di creare meraviglia.


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