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PENSIERI BESTIALI

Testo e foto di Elisa Cirilli


Com’è cambiato il rapporto dell’uomo con gli animali nel corso della loro storia? Oggi l’istinto per la sopravvivenza, la necessità di procurarsi il sostentamento al fine di assicurarsi la riproduzione c’entrano ben poco in questo rapporto. Continuano gli episodi di maltrattamento e violenze, in alcuni paesi più che in altri, dove stanno emergendo sensibilità nuove, un diverso sviluppo culturale che fa sì che milioni di persone scelgano di essere vegetariane per non uccidere animali. Molto tuttavia resta ancora da fare. Nei mesi estivi in particolare a chi non è capitato di vedere cani trotterellare lungo il ciglio delle strade e chiedersi: “è stato abbandonato?”. Oggi l’abbandono degli animali e il maltrattamento degli stessi sono soggetti a sanzioni e in alcuni cani è addirittura previsto l’arresto. Tuttavia quasi ogni giorno la cronaca ci informa di nuovi casi che non si limitano all’abbandono di un amico a quattro zampe che ha come unica colpa quella di aver dato un amore incondizionato al padrone: attraverso i media si vedono scene raccapriccianti di foche uccise a badilate, caccia selvaggia che non risparmia specie in via d’estinzione, lotte di animali usati per scommesse clandestine. È di pochi giorni fa la notizia che nella “Terra della morte per gli animali” (la Romania, ndr), è stata approvata una legge che sancisce lo sterminio di due milioni di cani randagi. La definizione non è casuale: il 13 maggio scorso viene ricordato come il giorno della strage di 230 cani nel canile di Botosani, cani che secondo le autorità che hanno autorizzato il massacro erano affetti da cimurro, ma che erano stati visitati poco prima da un’associazione di volontari i quali non avevano riscontrato un reale pericolo sanitario. In realtà, dietro a decisioni come questa, ci sono ragioni economiche. Uccidere i cani randagi in Romania nutre un giro d’affari di milioni di euro e i primi a guadagnarci sono proprio gli accalappiacani. I guadagni per i due milioni di cani randagi che stanno per essere soppressi si aggirano intorno ai 300 mila euro e, secondo un calcolo di Helping animals Romania, in dieci anni il randagismo non solo non è migliorato ma è aumentato. Le raccolte di firme partite in tutto il mondo per bloccare questo sterminio forse non basteranno ad arginare un fenomeno che è diventato quasi una prassi comune, cani che vengono presi al collo per strada, sedati sul posto, scaraventati in massa negli inceneritori e bruciati vivi. Non è possibile parlare di umanità e di etica, non possiamo tracciare un confine tra l’essere umano e l’animale in queste circostanze perché proprio l’uomo si rivela privo di ogni umanità. A volte capita di sentire storie incredibili, come quella di Rocky, pastore tedesco, che si è fatto 600 km per tornare a casa dal suo padrone, oppure storie come quella del dogo argentino che a Roma si è buttato giù dal balcone perché i padroni l’avevano lasciato solo in casa, chiuso, mentre loro stavano in “vacanza”, (questi non l’avevano abbandonato per strada, ndr). Ancora c’è stata la storia del toro che ha saltato la recinzione e le transenne della Plaza de Toros e si è diretto verso il pubblico cercando quasi di guardare in faccia quelli che stavano lì per assistere al suo inutile massacro. A nulla è servito il suo pianto disperato nel momento della cattura; quando ha capito che non c’era più niente da fare si è lasciato andare aspettando il colpo di fucile, arrivato puntualissimo. Si sa anche di un delfino che, dopo aver trovato la sua compagna di vita morta, ha cercato di uccidersi picchiando la testa contro il bordo della vasca. Ci sono un’infinità di storie di questo tipo, a dimostrare che l’umanità non sempre appartiene alla nostra specie, che molto spesso l’etica animale è molto più spiccata della nostra. Non stupiamoci se quando manca il rispetto per la vita animale viene meno anche quello per la vita umana. Non esiste rispetto per gli uomini e violenza verso gli animali allo stesso tempo. Le notizie riportano anche casi di aggressioni da parte di animali verso l’uomo e a volte verso i padroni stessi. Anche di questo non c’è da stupirsi. Come molte volte accade, la violenza porta violenza, così da padrone violento è molto probabile si sviluppi un carattere violento nell’animale. Questo però vale sia che si tratti di un cane, sia che si tratti di un figlio. L’etologo Giorgio Celli dice “dietro ogni gesto gi aggressività dei cani nei nostri riguardi, c’è quasi sempre un errore umano, un’educazione sbagliata, quando non una vera istigazione ad atti violenti”. Allora, riconsiderando tutta la problematica, e magari facendone una questione di educazione al rispetto per la vita, sarebbe meglio trattare questi argomenti nelle scuole, con la stessa importanza data all’educazione civica, alle scienze e alla religione. Perché la vita necessita il rispetto per chi la condivide con noi e forse anziché maltrattarli gli animali, dovremmo studiarli e magari imparare anche qualcosa da loro, di come riescono ad amare in maniera sincera, leale e incondizionata, di come sanno accettarci e di come sanno sacrificarsi. Tutti valori che ormai l’uomo non conosce quasi più.


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