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La Riforma fiscale

Di Daniele Chiappini


“La riforma fiscale non si può fare in deficit”. Questa la dichiarazione del Ministro Tremonti, una dichiarazione secca e chiarissima. Il nostro paese è fermo al palo, infatti, mentre il PIL degli altri paesi europei cresce mediamente dello 0,8%, noi siamo fermi allo 0,1%. Stanti così i dati, l’Italia ha effettivamente bisogno di una riforma fiscale che possa abbassare le tasse a famiglie – le più colpite da questa crisi – ed a imprese, magari detassando il lavoro al fine di favorire tanto gli imprenditori quanto i lavoratori. Eppure questo oggi non si può fare. Ma la domanda è: non si può fare o non si vuole fare? È doveroso evitare di fare riforme a deficit che distruggerebbero la nostra economia, mettendoci nella situazione in cui versa la Grecia, ma siamo certi che non è possibile trovare i fondi per una riforma seria che non faccia diminuire la fiducia dei mercati nei nostri confronti? La volontà di Berlusconi di fare una riforma, anche in deficit, è orientata ad attrarre consenso, eppure non può essere questo il motivo alla base di una riforma così importante che non può tenere conto di necessità elettorali. Una riforma fiscale fatta per ottenere consenso va bene sul breve termine ma avrà conseguenze dolorose per tutti sul medio e lungo periodo. Unica via percorribile è quella che vede un abbassamento delle tasse per chi sta peggio, finanziata tassando speculatori – che non sono pensionati o famiglie che investono poche migliaia di euro in BOT o azioni e che vanno esclusi dalla tassazione – e recuperando il dovuto dai grandi evasori fiscali (totali). Invece il governo cerca altre vie, come l’aumento dell’IVA che colpirebbe tutti, per proteggere i primi, che pagano una tassa del 12% contro le imposizioni ben più alte che gravano alle famiglie, e per non colpire i secondi, ad esempio coloro che pur avendo una barca dichiarano poche decine di migliaia di euro all’anno, perché la lotta all’evasione non è elettoralmente attraente e rischierebbe di far perdere altri voti. Eppure non si può pensare solo ai voti, perchè con i soldi di chi non paga – solo l’anno passato sono stati trovati 50 miliardi di euro sottratti al fisco e si stimano almeno altri 100 miliardi sconosciuti, per un totale di 150 miliardi circa, equivalenti a 5 finanziarie corpose – si potrebbero avere più servizi e di migliore qualità. Con l’adeguata volontà politica, questa sarebbe la ricetta di una riforma fiscale adeguata, con un unico slogan: pagare tutti, pagare il giusto, pagare meno.


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