LA RIVOLUZIONE ISLANDESE
Di Viola Di Nicola
Se ne parla poco (molto poco) ma in Islanda è in atto una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che non ha precedenti. Il popolo ha costretto a dimettersi un intero governo, si sono nazionalizzate le principali banche, si è deciso di non pagare i debiti verso Gran Bretagna e Olanda a causa della loro cattiva politica finanziaria e si è appena creata un'assemblea popolare per riscrivere la costituzione, assemblea costituente che permette all’intero popolo di partecipare. Tutto inizia nel 2008 quando il governo decide di nazionalizzare la principale banca del Paese, la moneta si svaluta, l'Islanda è in bancarotta. Gli islandesi scendono in piazza e ottengono le dimissioni del governo. Mediante una legge si propone l'estinzione del debito a GB e Olanda attraverso il pagamento di 3500 milioni di euro, somma che dovrà essere pagata mensilmente da tutte le famiglie islandesi durante i prossimi 15 anni, il popolo non ci sta, torna in piazza e pretende che la ratifica di tale legge venga sottomessa ad un referendum, così è e la legge viene “rigettata”. Nel frattempo parte un’inchiesta per scoprire i responsabili della crisi, vengono arrestati banchieri e dirigenti. Non finisce qui, i cittadini islandesi vogliono una nuova costituzione, viene costituita un’assemblea costituente che ogni settimana pubblica sul suo sito le bozze del progetto. Tutti sono invitati a condividere le loro idee attraverso i social network. Anche i lavori della stessa Assemblea sono pubblici e possono essere seguiti in diretta sulla rete. Gli islandesi hanno dato una lezione di democrazia e di sovranità popolare opponendosi pacificamente, dimostrando il potere della società civile e delle nuove possibilità aperte dalla rete. Sarà per questo che se ne parla così poco?