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Sapere per godere

Di Jacopo Nicolini


La massima citata nel titolo vale per tutti gli aspetti che concernono la nostra vita ed è sinonimo più che di cultura di intelligenza. Nel mondo enologico trasmettere il valore di un vino è un’impresa assai ardua. Infatti il concetto che viene di solito inteso come qualità è forse uno dei più difficili da far capire, con il rischio fondato che un’opera d’arte potrebbe non venire compresa. La qualità effettiva di un vino deve corrispondere a quella percepita dal degustatore. A tal guisa sarà la qualità dello stesso assaggiatore a sancire quella del vino. In altre parole, più un eno-appassionato riesce ad educare il proprio gusto e ad affinare i propri sensi, più sarà in grado di intendere l’essenza dell’esperienza organolettica, le sfumature della stessa e a stabilire con l’oggetto delle sue attenzioni un contatto profondo. Il degustatore deve andare incontro al vino e non viceversa. Chi beve in qualche modo è tenuto ad afferrare quello che il vino vuole comunicare e rappresentare senza paragonare lo stesso ad una sensazione precostituita. Il consumatore meno esperto ha, purtroppo, aspettative alquanto limitate. Le virtù di un vino, infatti, saranno rappresentate da poche pietre miliari ascoltate qua e là: un colore molto vivo e concentrato; l’immediata piacevolezza olfattiva, con profumi intensi, riconducibile a frutta, fiori e a toni di cacao; senza dimenticare il riscontro gustativo, con il consenso verso una struttura morbida e vanigliata, senza alcuna durezza che disturbi il finale. Modelli di riferimento ben noti a molti produttori internazionali che operano sui grandi numeri e su tutti i mercati, con l’ovvia conseguenza dell’uscita in commercio di milioni di bottiglie prodotte con vitigni diversi, ma…dai medesimi sapori. Per un degustatore navigato, invece, il faro da seguire sarà la ricerca della diversità, della valutazione dell’insieme di molti aspetti, il più delle volte squisitamente tecnici. Per una profonda soddisfazione e per un godimento puro sarà un piacere considerare un quadro ampio, analizzando vitigno, terreno, tipo di coltivazione, ingerenza o meno dell’uso del legno, affinamento e, soprattutto, rispondenza alla tipicità, intesa come visione d’insieme di tutti quegli elementi che compongono e caratterizzano la reale personalità di ciò che si beve. E proprio l’approfondimento di quest’ultima caratteristica, (ahimè spesso troppo sottovalutata) è indispensabile per capire quello che il bicchiere vuole trasmettere, e cioè un segnale che descriva per via sensoriale la propria razza di appartenenza. La possibilità di afferrare questo messaggio rappresenta un momento di sintesi tra il giudizio soggettivo e, con particolare attenzione, quello oggettivo. Il primo inerente, come noto, ad una sfera intima, proveniente da cultura ed esperienze personali. E’ chiaro che per poter esprimere un parere attendibile va approfondita la conoscenza di un gran numero di differenti tipologie di vino. Mettersi in relazione con realtà differenziate, comprendere nel profondo le varie sfumature, consente di creare un database a cui fare riferimento; è come decodificare pian piano una lingua sconosciuta. Il secondo, l’aspetto oggettivo, è incentrato principalmente sulle caratteristiche specifiche del vitigno, sulle mille peculiarità che possono rendere un prodotto completamente diverso da un altro e che, perciò, vanno accettate per quello che rappresentano. Questo magma poliedrico di singoli elementi disegna a tratti decisi il cuore stesso del vino che è, e resta, una materia splendida vivente, con propria anima e personalità. Il vino non è mai riconducibile ad un’equazione matematica, infatti nel mondo enologico la somma di tanti addendi non da mai lo stesso risultato. C’è sempre da considerare il fattore variabile, l’imponderabile, che può essere umano, stagionale, del vitigno più o meno adatto ad una particolare zona, della lavorazione, dell’invecchiamento, della conservazione, più o meno corretta, etc…Ed allora ecco che il momento della degustazione necessita di una particolare umiltà ed attenzione, perché è l’unica esperienza completa che ci permette di “leggere” attentamente tutte queste variabili e interpretarle nel miglior modo possibile e quindi goderne in modo più pieno e consapevole.


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