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L'INFORMAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI |
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“NON C’E’ PROBLEMA” ci pensa il Settebello
di Andrea Checcarelli Come i calciatori, anche loro debbono fare un gol più degli avversari. Come i calciatori, anche loro debbono barcamenarsi sulla linea immaginaria del fuorigioco (“i due metri”, nella pallanuoto, ndr). A differenza dei calciatori, non scendono in campo, ma entrano in vasca. Non sono 11 contro 11, bensì 7 contro 7. Non giocano con i piedi, manovrano il pallone con le mani. Ma sono capaci lo stesso di regalare emozioni uniche. E come i calciatori, più dei calciatori, sanno far incetta di successi a livello internazionale. Ultimo in ordine di tempo, il Campionato del Mondo conquistato a Shanghai. Stiamo parlando dei portacolori azzurri del “Settebello”, la nazionale italiana di Pallanuoto, allenata da Sandro Campagna. Un successo di un gruppo giovane, rifondato quasi in toto dal mister Campagna (alla sua seconda avventura sulla panchina azzurra, dopo quella successiva alla “dipartita” del Guru Ratko Rudic, ad inizio anni 2000) e che è stato capace di vincere tutte le gare disputate nella piscina cinese. Sudafrica, Stati Uniti e Germania nel girone preliminare, la Spagna vicecampione del mondo nei quarti, la Croazia campione d'Europa in semifinale e infine la Serbia, campione uscente, in finale, si sono arrese alla giovane squadra capitanata dal portierone Stefano Tempesti. “Non c’è problema”, urla sempre ai suoi compagni della difesa dopo ogni intervento, quando devia, smorza, sporca, blocca anche la conclusione più imparabile degli avversari. I primi piani concessigli dalla regia internazionale, specie in finale, mentre urla agli altri azzurri questa semplice, quanto significativa frase, tenendo stretta la palla dopo una parata sontuosa, sono l’immagine più bella e più pregna di significato della vittoria azzurra ai mondiali. Il portierone della Pro Recco, squadra di club plurititolata, è stato nominato per la seconda volta consecutiva miglior portiere dei mondiali (pensate, la scorsa edizione era stato insignito di tale riconoscimento, nonostante l’11esimo posto della sua squadra ai mondiali disputati a Roma nel 2009) ed è stato capace di parare 2 rigori sui 3 che gli arbitri avevano concesso agli avversari serbi durante la finale. Che dire poi del centroboa Aicardi, stoico lottatore sotto il pelo dell’acqua, capace di andare a rete in ben 3 occasioni durante la finale. Di Presciutti, maestro della fase difensiva abile stoccatore al momento giusto anche sottoporta (doppietta per lui in finale). E poi Maurizio Felugo, uno dei più esperti del gruppo. Strepitosa la sua conclusione che è valsa l’ottavo e decisivo gol azzurro. Un colpo d’astuzia e di precisione, in cui possiamo riconoscere tutto il modo di interpretare questo sport da parte degli italiani. Meno dotati di altre nazioni quali Serbia, Ungheria, Croazia o U.S.A., a livello tecnico e fisico, ma in grado di imporsi grazie alla lucidità, alla sagacia tattica ed alla fantasia. Un successo tutto italiano, insomma, che rispecchia appieno le qualità che ci fanno riconoscere come “italiani” in tutto il mondo. Eccoli di seguito i nomi degli eroi del Shanghai Oriental Sports Center, vincitori del campionato del mondo per la terza volta nella storia dell’Italia (1978, 1994, 2011): Stefano Tempesti, Stefano Luongo, Niccolò Gitto, Pietro Figlioli, Amaurys Pérez, Maurizio Felugo, Giacomo Pastorino, Niccolò Figari,Valentino Gallo, Christian Presciutti, Deni Fiorentini, Matteo Aicardi, Arnaldo Deserti, Alex Giorgetti. C.T.: Alessandro Campagna. Entrano anche loro nella storia dello sport italiano, rinverdendo la tradizione ed il mito del “Settebello”, termine coniato per esaltare le imprese dei pallanuotisti azzurri alle Olimpiadi di Londra nel 1948 e, soprattutto, di Roma nel 1960 (ORO in ambedue le edizioni dei giochi). Un mito ravvivato negli anni ’90 dalla squadra sapientemente allenata, come detto, da Ratko Rudic, capace di vincere tutto (Europei, Mondiali, Olimpiadi). Squadra di cui lo stesso attuale commissario tecnico, Sandro Campagna, faceva parte come giocatore. Un mito che, dunque, si rinnova nel tempo grazie a delle figure cardine che "tramandano di generazione in generazione" la fame di successi e la mentalità vincente, avendo il coraggio di voltare pagina quando è il momento, dando spazio a nuovi talenti (cosa fatta da Campagna proprio un paio di stagioni or sono, dopo la delusione di Roma 2011). Insomma :un esempio da seguire per lo sport italiano tutto. |
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