SYDNEY OPERA HOUSE
Testo di Carmine Pacelli – Foto di Benedetta Giovannelli
La Sydney Opera House, dal 2007 riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, è senz’altro uno degli edifici moderni più celebri al mondo. La struttura sorge sulla baia di Sydney, a pochi passi dal mare, ed è sede di un centro culturale polivalente: al suo interno, oltre a negozi e ristoranti, si trovano numerose sale di varia capienza dedicate alla cultura e soprattutto alla musica. Ogni anno vi si tengono migliaia di eventi quali opere liriche, balletti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali e concerti di ogni tipo, dalla musica classica al pop internazionale. Nonostante rappresenti una grande attrattiva culturale, l’edificio è noto soprattutto per le particolari coperture curvilinee, che conferiscono al complesso un aspetto inconfondibile. E sorprende non poco pensare che il progetto originario sia del 1957, quando il giovane architetto danese Jørn Utzon vinse il concorso indetto per la realizzazione dell’opera, meravigliando il mondo con la sua proposta così innovativa per l’epoca. Le difficoltà per realizzare i gusci di copertura furono enormi, nonostante il supporto tecnico del celebre ingegnere Ove Nyquist Arup, soprattutto per la mancanza di strumenti di calcolo adeguati che permettessero di conciliare le esigenze architettoniche con quelle statiche e costruttive. Dopo ben quattro anni di tentativi infruttuosi ed enormi risorse economiche impiegate, Utzon ebbe l’intuizione di ricavare le singole coperture da spicchi di un’unica enorme sfera virtuale, semplificando le forme “libere” originariamente previste a geometrie elementari e permettendo finalmente di calcolare e realizzare l’opera così come appare oggi: allo scopo furono utilizzati migliaia di gusci impostati su elementi prefabbricati a traliccio in cemento armato, rivestiti da oltre un milione di speciali piastrelle dalla caratteristica colorazione bianca. Il rapporto di Utzon con la committenza fu comunque talmente tormentato che egli abbandonò l’incarico nel 1967, suscitando aspre critiche verso il governo locale che ne aveva indotto le dimissioni. La direzione dei lavori fu affidata ad un team di architetti australiani che conclusero l’opera nel 1973, apportando sostanziali modifiche al progetto originario, soprattutto per gli interni. Nonostante la sua storia tormentata, oggi il Teatro dell’Opera ha fama internazionale, proprio per quelle “vele” che tante difficoltà tecniche ed economiche hanno creato. È riconosciuto come un emblema dell’architettura moderna e come simbolo di Sydney e dell’intera Australia, tanto che ogni anno milioni di turisti si recano appositamente a visitarlo.
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